Il sacerdote, attualmente direttore della Caritas diocesana, è stato presentato da Vicario per la Diocesi di Roma S.E. Angelo De Donatis alla comunità degli Oblati del santuario sull’Ardeatina

 

L’incontro con un padre capace di fornire indicazioni per il cammino: questo il senso della visita di monsignor Angelo De Donatis, vicario del Papa per la diocesi di Roma, alla comunità degli Oblati Figli del Divino Amore, avvenuta sabato mattina, 4 novembre, al santuario sull’Ardeatina.

«Questa giornata è speciale per noi – ha spiegato don Gerardo di Paolo, parroco a Santa Maria della Fiducia e già commissario della comunità degli Oblati del Divino Amore -: di fatto pone fine a una condizione che durava da oltre tre anni».
A settembre 2014, all’indomani della rinuncia di don Fernando Altieri, rettore, parroco e presidente della comunità degli Oblati, il cardinale Agostino Vallini, allora vicario del Papa, scelse la soluzione dell’amministrazione straordinaria.

«Don Angelo ci ha indicato e presentato
 monsignor Enrico Feroci quale nuovo commissario del santuario – ha detto il rettore don Luciano Chagas Costa -: terminato il suo mandato come direttore della Caritas diocesana, si dedicherà a noi». Si apre quindi una «fase di revisione dell’identità e della specificità del nostro carisma – ha indicato don Domenico Parrotta, vicerettore del seminario del Santuario –: contro il rischio di procedere per inerzia, secondo forme stereotipate, la sfida odierna è quella di attualizzare e consolidare l’eredità lasciataci dal nostro fondatore don Umberto Terenzi».

A conclusione dell’incontro
, alle 12, monsignor De Donatis ha celebrato la Messa nel Santuario antico e nella sua omelia ha offerto alcuni spunti di riflessione rispetto a «che cosa significhi davvero accogliere Maria nella propria casa», e cioè accogliere «il dono che Cristo ci ha fatto dalla croce». La Madonna «è più facile pregarla – ha esordito il presule -, difficile è prenderla con sè in quanto significa essere pronti a perdere la faccia» come fu per Giuseppe, suo sposo, che scelse di non ripudiarla accettando di riconoscere il figlio e ammettendo quindi di essersi unito a lei prima delle nozze. «Il vero devoto di Maria – ha spiegato De Donatis – è chi calpesta l’ipocrisia e il politicamente corretto: anche per noi dobbiamo chiedere questa grazia alla Madre, vedendo nell’essere umili una condizione che ci aiuta in questo».

Di seguito, la constatazione che «solo nella verità del cuore la fede può attecchire nella nostra persona, altrimenti si tratta di un francobollo che si stacca con facilità» e la proposta di Maria come unico modello da seguire per perfezionarci: «lei è profeta del Regno, è la nuova Arca Santa che porta in sè Cristo, Nuova Legge e vero pane di vita».

Ancora, «Maria ci insegna ad essere capaci di speranza, lei che spera due volte, la prima a Nazareth e la seconda sul Calvario»: De Donatis ha evidenziato come queste due occasioni siano il paradigma delle titubanze di ciascuno «perché tutti ci siamo ritrovati a pensare o che Dio è grande ma noi non siamo all’altezza del suo amore, o che, pur avendo fiducia nel Padre, Lui latita e non si manifesta». Eppure «dai tanti “Non temere” che ricorrono nella Scrittura – ha continuato il vicario – non dovremmo mai dubitare della salvezza» poi, commentando la Parola del giorno, nello specifico la lettera di San Paolo, ha auspicato «che ciascuno possa dimenticare se stesso, senza avere la pretesa di porsi al centro ma lasciando spazio alla Grazia che solo così può agire e portare frutti abbondanti».

Fonte: RomaSette