Diciotto giovani atenei per far crescere la ricerca in Europa: è questo l’obiettivo di «Yerun» (Young european research universities network), la rete che delle università europee con meno di 50 anni di vita che si sono distinte per risultati scientifici riconosciuti dalle più prestigiose classifiche internazionali, tra le quali l’unica Italiana è “Tor Vergata”. Un network di università distribuito su 12 paesi europei, con un aggregato di oltre 300 mila studenti e un budget dedicato alla ricerca di circa 1.2 miliardi euro.

Costituita ufficialmente all’inizio del 2015 e a un anno dall’apertura della sede operativa di Bruxelles, Yerun ha posto in essere varie iniziative nell’ambito di programmi di studio congiunti (double degree), workshop di ricerca e premi per la mobilità dei ricercatori, dello staff e iniziative per aumentare l’«employability» (l’occupabilità) dei propri studenti.
Le energie dei partner «Yerun» sono in particolare focalizzate per creare sinergie a sostegno di una “ricerca globale”, già orientate a dialogare con l’Unione europea sulle frontiere della ricerca contribuendo a plasmare “spirito” e opportunità del futuro Programma Quadro dell’Ue per la ricerca e l’innovazione 2021-2027 (FP9), che seguirà Horizon 2020 ed inizierà il 1° gennaio 2021. Questa volontà è stata declinata operativamente nero su bianco nel position paper presentato recentemente a Bruxelles, presso il Parlamento europeo, durante un incontro in cui le 18 università hanno esplicitato un programma di lavoro condiviso, con particolare attenzione a progetti suggeriti dal basso e interdisciplinari, che prevedano un maggior coinvolgimento della società civile e della cooperazione internazionale, con meccanismi chiari di impatto.

Sei i campi cruciali sui quali i giovani atenei vogliono concretamente incidere e rispetto ai quali propongono azioni concrete: fondi sostenibili per supportare le aspirazioni dell’Europa nel campo dell’innovazione e della ricerca, in linea con l’Agenda e gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite (Sdg); coinvolgimento della società civile, di tutti gli stakeholder coinvolti nel processo di creazione di conoscenza e innovazione (logica bottom up); piena implementazione di una Scienza realmente “Open”, dal momento che la diffusione della conoscenza è essenziali per lo sviluppo di una società più forte e resiliente; individuazione di una più completa definizione di criteri d’impatto in materia di scienza, società, tecnologia e economia, per tener conto anche della potenzialità di una ricerca con output a lungo termine o ad alto rischio; rafforzamento del sostegno alle fasi iniziali della carriera dei giovani ricercatori, ad esempio grazie ad un maggiore sostegno con il programma Marie Skłodowska-Curie o lo stanziamento di premi iniziali e sovvenzioni nel bilancio Erc; revisione del processo di submission e valutazione della ricerca, in modo che sia meno oneroso (sia per i valutatori che per i candidati), così da migliorare efficienza, trasparenza, imparzialità e impatto.

È solo portando avanti questi intenti che la cooperazione attiva nel campo della ricerca e della didattica potrà fare la differenza; il successo e la reputazione del futuro di una ricerca europea di eccellenza dipende dalla capacità di “fare squadra”.
Una squadra di università giovani che hanno deciso di puntare tanto sui giovani ricercatori.

Giuseppe Novelli, Rettore dell’università Tor Vergata di Roma.

Fonte: Il sole 24ore