Approvato al Senato con 180 sì, 71 contrari e 6 astensioni, il biotestamento è ora legge.
Tra i punti centrali le Dat, che prevedono che “ogni persona maggiorenne, capace di intendere e volere, in previsione di una eventuale futura incapacita’ di autodeterminarsi, puo’, attraverso Disposizioni Anticipate di Trattamento, appunto Dat, esprimere le proprie convinzioni e preferenze in materia di trattamenti sanitari, nonche’ il consenso o il rifiuto rispetto a scelte diagnostiche o terapeutiche e a singoli trattamenti sanitari, comprese le pratiche di nutrizione e idratazione artificiali”.

Non valuta positivamente la legge, don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio Cei per la Salute. Nell’intervista di Luca Collodi, il sacerdote sottolinea che “è molto inadatta a difendere il malato”, ed esprime diverse perplessità. Le Dat non sono obbligatorie – rimarca – e “dare da mangiare e da bere a una persona non è una terapia” ma il normale sostentamento per la vita dell’uomo. Infine ricorda che gli ospedali cattolici continueranno a difendere la vita.