Il silenzio nella Messa non è solo assenza di parole, ma permette di ascoltare altre voci, “quella del nostro cuore e soprattutto, la voce dello Spirito Santo”. E il  silenzio che precede l’orazione iniziale, “aiuta a raccoglierci in noi stessi e a pensare perché siamo lì”.
Per questo Papa Francesco, nella catechesi dell’udienza generale del 10 gennaio 2017, dedicata sempre alla celebrazione eucaristica, raccomanda vivamente ai sacerdoti di osservare questo momento di silenzio “e non andare di fretta”.

Il “Gloria”, annuncio dell’abbraccio tra cielo e terra

In Aula Paolo VI, davanti a più di 8 mila pellegrini da tutto il mondo, il Papa spiega il significato del canto del “Gloria” e dell’orazione colletta. Prima di tutto sottolinea che “dall’incontro tra la miseria umana e la misericordia divina” nell’atto penitenziale, analizzato mercoledì scorso, “prende vita la gratitudine espressa nel ‘Gloria’ ”. E ricorda che l’esordio dell’inno: “Gloria a Dio nell’alto dei Cieli” riprende il canto degli Angeli alla nascita di Gesù a Betlemme, “gioioso annuncio dell’abbraccio tra cielo e terra”.

Il silenzio prima dell’orazione colletta

Dopo il “Gloria”, che a volte non viene recitato, la preghiera prende la forma dell’orazione chiamata “colletta”, che varia a seconda dei giorni e dei tempi dell’anno. Con l’invito «preghiamo», spiega Francesco, “il sacerdote esorta il popolo a raccogliersi con lui in un momento di silenzio”, per “prendere coscienza di stare alla presenza di Dio” e far emergere “le personali intenzioni con cui partecipa alla Messa”.

Il sacerdote dice “preghiamo” e poi, viene un momento di silenzio, e ognuno pensa alle cose di cui ha bisogno, che vuol chiedere, nella preghiera.

Raccolti per aprire l’animo al Signore

Per questo il silenzio “non si riduce all’assenza di parole, bensì nel disporsi ad ascoltare altre voci: quella del nostro cuore e, soprattutto, la voce dello Spirito Santo”.

Nella liturgia eucaristica, ricorda il Pontefice citando l’Ordinamento generale del messale romano, il silenzio all’atto penitenziale e dopo l’invito alla preghiera, “aiuta il raccoglimento”; dopo la lettura o l’omelia, “è un richiamo a meditare brevemente ciò che si è ascoltato”; dopo la Comunione, “favorisce la preghiera interiore di lode e di supplica”. Quindi, prima dell’orazione iniziale, “il silenzio aiuta a raccoglierci in noi stessi e a pensare al perché siamo lì”.

Ascoltare il nostro animo per aprirlo al Signore

Ecco allora l’importanza di ascoltare il nostro animo per aprirlo poi al Signore. Forse veniamo da giorni di fatica, di gioia, di dolore, e vogliamo dirlo al Signore, invocare il suo aiuto, chiedere che ci stia vicino; abbiamo familiari e amici malati o che attraversano prove difficili; desideriamo affidare a Dio le sorti della Chiesa e del mondo.

Ascoltare il nostro animo per aprirlo al Signore

Ecco allora l’importanza di ascoltare il nostro animo per aprirlo poi al Signore. Forse veniamo da giorni di fatica, di gioia, di dolore, e vogliamo dirlo al Signore, invocare il suo aiuto, chiedere che ci stia vicino; abbiamo familiari e amici malati o che attraversano prove difficili; desideriamo affidare a Dio le sorti della Chiesa e del mondo.

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Fonte: Vatican News, servizio di Alessandro Di Bussolo