Sabato 13 gennaio 2018, nella celebrazione a San Giovanni in Laterano, presieduta dal vicario di Roma monsignor Angelo De Donatis, sono stati ordinati Vescovi: Padre Daniele Libanori, gesuita, e don Paolo Ricciardi, del clero romano, nominati dal Papa vescovi ausiliari di Roma il 23 novembre scorso.

Il vicario, Angelo De Donatis ha detto ai nuovi vescovi:

«Imparate a servire, a rischiare, a scomparire. Siate schietti con i potenti, tacete davanti agli umili; imparate da coloro che il mondo disprezza» mentre «insegnate con dolcezza a quelli che credono di saperla lunga. Evitate chi vi loda, ascoltate chi vi corregge; pregate il doppio rispetto a quanto predicate; passate più tempo tra le pagine della Scrittura che sulle sedie delle riunioni; non cercate ricompense, fateci innamorare della gratuità».

Per il vicario Angelo De Donatis dovranno essere come San Giuseppe, custode della Madonna, immagine della Chiesa. Dalla vita dello sposo di Maria, Daniele Libanori e Paolo Ricciardi dovranno imparare «a servire, a rischiare, a scomparire».
De Donatis, nel corso dell’omelia, si è rivolto loro dispensando più che consigli indicazioni ben precise, circostanziate:

«Comandate solo dopo aver amato – ha detto -, e amate di più coloro che non vi obbediscono; assumetevi le vostre responsabilità, intervenite con decisione e dolcezza quando necessario». Qualora poi le cose non andranno come previsto, «moltiplicate la gioia di avere i vostri nomi scritti in cielo.
Aiutateci a volerci bene, perdonate chi vi denigrerà; confidate più nella grazia che nelle programmazioni; più nel quotidiano che nei grandi eventi».

Alla fine, l’invito che racchiude e dà senso a tutti gli altri: «Accantonate la gloria del mondo, desiderate il Paradiso».
In basilica, i gruppi di fedeli sono arrivati con più di un’ora di anticipo per assicurarsi i posti migliori. C’erano i parrocchiani di don Paolo Ricciardi, che prima di essere nominato vescovo da Papa Francesco ha guidato la comunità di San Carlo da Sezze. C’erano i confratelli gesuiti di padre Daniele Libanori, ferrarese di nascita ma romano d’adozione, già rettore del Santissimo Nome di Gesù all’Argentina e di San Giuseppe dei Falegnami al Foro Romano, nuova “casa” dei preti di Roma per volere del vicario De Donatis.
E poi tanti sacerdoti, più di 30 vescovi, i cardinali Gianfranco Ravasi, Salvatore De Giorgi, Beniamino Stella, Francesco Monterisi e il vicario emerito Agostino Vallini.

Ad affiancare monsignor De Donatis, come coconsacranti, il vescovo ausiliare per il settore Centro Gianrico Ruzza e il vescovo di San Marino-Montefeltro Andrea Turazzi. Tra le mitre, anche quella del segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino.

Dopo l’unzione crismale e la consegna del Vangelo, i due nuovi vescovi sono stati insigniti dell’anello, segno di fedeltà che simboleggia l’unione con la Chiesa, della mitra che è «corona di gloria dei servi fedeli» e del pastorale, «per governare il gregge del Signore verso i pascoli della Vita».

Monsignor Ricciardi, al quale è stato affidata da De Donatis la cura della pastorale sanitaria, ha ringraziato la sua comunità, i «sacerdoti della mia vita», il «mio Seminario, che mi hanno condotto ai pascoli della grazia, desiderando le vette, anche passando per le valli oscure». Poi il ringraziamento al Padre «per questa Chiesa, rappresentata nella nostra cattedrale». Quante vite, qui dentro – ha riflettuto -, «sono state legate a noi, unite da Te. Aiutaci – ha concluso – a credere, sperare e amare. Aiutaci con fede, a far sperare e amare i pascoli della vita eterna».

Diaconi e presbiteri sono stati affidati alle cure pastorali di monsignor Libanori. E proprio a loro si è rivolto nel suo indirizzo di saluto, ai «compagni di strada più prossimi, a coloro che edificano la Chiesa ogni giorno con l’annuncio del Vangelo, essendo immagine viva di Cristo servo e insieme testimoni privilegiati della presenza del Signore nascosto nell’umanità che sono inviati a curare». Dinnanzi alla sfida che si propone, «mi si rinnova – ha concluso Libanori – la memoria di monsignor Luigi Maverna, accanto al quale ho vissuto anni fecondi, e le confidenze che mi faceva di quando si trovò nella mia stessa condizione e di come riacquistò la pace meditando il passo in cui San Paolo dice: “La nostra capacità viene da Dio, che ci ha resi ministri adatti di una nuova alleanza, non della lettera, ma dello Spirito”».

Fonte: RomaSette, articolo di 

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