È stata tutta incentrata sull’amore di Dio «che non conosce limiti e confini» la breve ma intensa riflessione di Papa Francesco che venerdì 9 marzo, alla vigilia della IV domenica di Quaresima, ha presieduto nella Basilica di San Pietro la liturgia penitenziale di apertura alla “24 ore per il Signore”. Nata cinque anni fa per volontà dello stesso Bergoglio e promossa dal Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, l’iniziativa è ormai diffusa nei cinque continenti e in ogni Diocesi almeno una chiesa resta aperta 24 ore consecutive per offrire a tutti la possibilità di accostarsi al sacramento della Riconciliazione in un contesto di adorazione e preghiera.
Tema scelto per questa edizione “Presso di Te è il perdono”, tratto dal Salmo 130.

L’amore di Dio, ha spiegato il Pontefice, è più grande di quanto un uomo possa immaginare e va ben oltre «qualsiasi peccato che la nostra coscienza possa rimproverarci».
È un amore che non pone «ostacoli» al contrario dell’essere umano capace di mettere freni «davanti a una persona, per la paura che venga a privarci della nostra libertà». Nella sua meditazione Francesco ha ricordato che il peccato ci allontana da Dio ma Lui non si allontana mai da noi. «La condizione di debolezza e di confusione in cui ci pone il peccato – ha rimarcato – è un motivo in più perché Dio ci rimanga vicino. Questa certezza deve sempre accompagnarci nella vita». Bergoglio ha quindi esortato i fedeli a riporre sempre totale fiducia nel Signore, l’unico in grado di non «privarci mai del suo amore, nonostante qualsiasi peccato possiamo aver compiuto rifiutando la sua presenza nella nostra vita».

Prendendo spunto dal brano del Vangelo scelto per la liturgia in cui l’evangelista Matteo racconta il rinnegamento di Pietro, il Papa si è soffermato sulla misericordia di Dio.
L’apostolo, ha spiegato, «intravede tra le lacrime che Dio si rivela nel Cristo schiaffeggiato, insultato, rinnegato da lui ma che per lui va a morire» solo quando, dopo il terzo canto del gallo, si ricorda che Gesù aveva predetto il suo rinnegamento scaturito dalla paura. Pietro «si confronta con la carità del Signore e finalmente comprende che Lui lo ama e gli chiede di lasciarsi amare, si accorge che aveva sempre rifiutato di lasciarsi amare, di lasciarsi salvare pienamente da Gesù, e quindi non voleva che Gesù lo amasse del tutto.

Come è difficile lasciarsi amare davvero – ha esclamato il Vescovo di Roma -. Vorremmo sempre che qualcosa di noi non fosse legato alla riconoscenza, mentre in realtà siamo debitori di tutto, perché Dio è il primo e ci salva totalmente, con amore».

Dismessi i paramenti, il Santo Padre è stato il primo ad inginocchiarsi al confessionale e successivamente, indossata la stola viola, ha ascoltato la confessione individuale di alcuni penitenti. Decine i penitenzieri e i sacerdoti impegnati nelle confessioni mentre nella Basilica Vaticana ai canti del Coro della Cappella Sistina si alternavano momenti di silenzio.
Quest’anno anche negli istituti penitenziari molti cappellani hanno organizzato momenti di meditazione e preghiera con i detenuti.

L’iniziativa costituisce un’occasione di incontro personale con la misericordia di Dio. “L’obiettivo – ha dichiarato infatti il presidente del Dicastero, l’arcivescovo mons. Rino Fisichella – è quello di offrire a tutti, soprattutto a quanti sentono ancora disagio all’idea di entrare in una chiesa, di cercare l’abbraccio misericordioso di Dio, un’occasione al di fuori degli usuali tempi e modi per fare ritorno al Padre”.

Fonte: Romasette e VaticanNews