L’azienda ospedaliera San Camillo di Roma ha un’esigenza, quella di far funzionare l’unità di Day Hospital e Day Surgery di Ostetricia e Ginecologia, che garantiscono le Interruzioni Volontarie di Gravidanza (IGV), previste dalla Legge 194/78. Quando mancano i medici si fa un concorso, una selezione con dei parametri precisi basati su titoli, esperienza e qualità professionale. Chi vince il concorso, cioè il più bravo, ha il posto di lavoro. A tempo indeterminato. Il sogno di una vita.

Così, data questa logica, l’azienda ha bandito il concorso. Si sono presentati in 56 per un posto di dirigente medico, hanno superato le prove scritte in 20, in specie 2 uomini e 18 donne. Poi orali e prova pratica.

Le garanzie di imparzialità sono assicurate dalla legge italiana. Infatti già alle premesse dell’art 1, il bando recita: «Ai sensi della Legge 125/1991 e s.m.i. questa Amministrazione garantisce parità e pari opportunità tra uomini e donne per l’accesso al lavoro e il trattamento sul lavoro». Grande sensibilità anche al rispetto della multi-religiosità, dove all’art. 8 del bando leggiamo: «Le prove del concorso non possono aver luogo nei giorni festivi, né nei giorni di festività religiose ebraiche o valdesi».

Il bando è per un servizio specifico e anche nella domanda che il candidato deve presentare è specificato che «deve essere disponibile a prestare servizio presso il Settore del Day Hospital e Day Surgery per l’applicazione della Legge 194/1978 – interruzione volontaria di gravidanza -nel rispetto dell’articolazione oraria dei servizi ove si svolge tale attività». Inquadramento economico chiaro, riportato all’art. 12: «…contratto individuale di lavoro a tempo indeterminato secondo quanto previsto dal vigente Contratto Collettivo Nazionale del SSN…».

Tutto chiaro, in ordine, essenziale? Proviamo a mettere in ordine qualche pensiero.

L’art. 21 della Costituzione Italiana garantisce il diritto alla libertà e all’art. 13 sancisce che «La libertà personale è inviolabile», in tutte le sue forme; l’art. 19, nel combinato disposto con l’art. 21, art. 3 e art. 2, assicura la libertà di coscienza. Nelle storiche battaglie per affermare questo diritto, tornano alla mente le imponenti manifestazioni pacifiste che conquistarono l’obiezione di coscienza al servizio militare di leva obbligatoria, così come, nel caso in esame, la legge 104-1978 garantiva al personale sanitario l’obiezione di coscienza nella pratica delle IGV.

Il principio di scienza e coscienza, che viene dato come elemento base del giuramento professionale moderno del medico, non è una “formula magica” astratta ma un orientamento che indica come l’obiettivo deontologico sia quello di indirizzare il professionista verso una responsabilità che tenga conto sia della scienza che della coscienza. Sarebbe arduo qui definire la coscienza, ma ci basta ricordare che è il luogo dove si forma il giudizio morale, cioè la nostra consapevolezza del valore morale del nostro operato, la distinzione tra il bene e il male..

Riflettendo sul testo del bando pubblicato dall’azienda San Camillo ci sembrano che ci siano alcuni grossi limiti che rischiano di ledere i diritti costituzionali dei medici stessi.

Anzitutto c’è un vincolo pregiudiziale: ti assumo ‘solo’ per compiere IGV, senza che tu possa opporti. Cito dal Corriere della Sera: «I medici selezionati saranno dedicati esclusivamente al reparto che si occupa di interruzioni della gravidanza “nel settore del day hospital e day surgery” e secondo quanto sostiene la direzione sanitaria dell’ospedale il bando è stato studiato per evitare che i vincitori, una volta assunti, possano diventare obiettori di coscienza: “Rischierebbero il licenziamento per inadempienza contrattuale”».

In questo modo vengono negate due ipotesi.

La prima è che il medico possa operare in scienza e coscienza, valutando la condizione clinica di ogni singola paziente e le motivazioni che l’hanno spinta a chiedere una IGV. Vero è che la paziente decide  in maniera autonoma la IGV, ma così al medico si impedisce di avere una valutazione personale sulla scelta di intervenire o meno. Si profila, ancora una volta, lo spettro del medico mero esecutore di volontà altrui, seppur del paziente stesso. É necessario avere il massimo rispetto della volontà del paziente e della sua capacità di autodeterminazione, nella scelta dei percorsi diagnostici e terapeutici. Ma si dovrà salvaguardare sempre anche la libera scelta di coscienza del medico, che di fronte ad ogni nuovo paziente dovrà compiere le sue scelte professionali basate su conoscenze scientifiche e valutazione morale.

La seconda ipotesi negata è che il medico possa avere un cambiamento di pensiero, di orizzonte, di coscienza. Il vincolo pregiudiziale che è posto a livello contrattuale, cioè il vincolo tra il contratto a tempo indeterminato e l’essere non-obiettori, toglie al medico la libertà di pensiero, un pensiero che evolve per tutta la vita dell’uomo, che muta sulla scorta degli eventi che attraversano la sua esistenza. Sembra che il faraone Akhenaton, nel 1340 a.C. circa, abbia detto: “Il saggio dubita spesso e cambia idea. Lo stupido è ostinato, non ha dubbi”.

L’uomo ha il sacrosanto diritto di cambiare opinione, una libertà inviolabile che non può essere sospesa contrattualmente. Si potrà eccepire che, nel caso in cui il medico divenisse obiettore, ha la libertà di lasciare il ruolo e l’incarico. Emerge, così, in tutta la sua dirompente evidenza il ricatto morale ed economico che c’è sotto. Il lavoro in cambio della tua coscienza, lo stipendio e il ‘posto fisso’, indeterminato, in cambio della tua futura libertà. Oggi sei libero di scegliere, domani non sarai libero di cambiare idea. La pena sarebbe la mobilità o l’esubero, cioè ritorno alla precarietà. In un contesto economico come quello che stiamo vivendo, il ricatto economico sarebbe una condizione molto pesante per una scelta di ‘coscienza’. Consultando documenti e banche dati pubbliche, risulta che l’età media dei partecipanti al bando si attesta sui 48 anni circa. Dura trovare un altro buon lavoro dopo i 50, anche per un buon medico.

Si stente spesso dire che in Italia i cambiamenti sociali sono fortemente condizionati dalla presenza della Chiesa e del Vaticano. Dai dati del Ministero della Salute risulta che nel Lazio i medici obiettori si attestano sull’80,7% del totale. Sarà difficile sostenere che in una società secolarizzata e laica come quella attuale, i medici cattolici coerenti con la loro morale professata rappresentino oltre l’80% del totale dei colleghi. Si potrà forse iniziare a pensare che c’è qualcosa oltre la religione, c’è una coscienza umana, presente in ognuno di noi, che ci interroga, ci provoca, ci costringe a confrontarci con le nostre idee oltre le appartenenze politiche e religiose, oltre al mainstream o ai flussi e clamori mediatici, ai titoli urlati dei giornali o dalle patetiche zuffe da talk show, una coscienza umana a cui deve essere garantito l’inviolabile diritto di scegliere, oggi e sempre.