L’intervento della Santa Sede alla 70esima Assemblea mondiale della Sanità, che si è svolta a Ginevra dal 22 al 27 maggio 2017, si è concluso con l’invito alle autorità presenti a partecipare alla Conferenza InternazionaleAffrontare le disparità globali in materia di salute” che si svolgerà in Vaticano dal 16 al 18 novembre.

Da sempre la Santa Sede si impegna per un migliore accesso ai farmaci, e perché il diritto alla salute sia garantito a tutti. Tra i casi da ricordare, le frizioni con le case farmaceutiche perché rendano accessibili i farmaci anti-Aids, e perché la distribuzione dei farmaci non sia legata solo al profitto economico.

La conferenza internazionale servirà, dunque, a puntare i riflettori su un tema che da sempre sta a cuore alla Santa Sede. Secondo l’arcivescovo Ivan Jurkovic, Osservatore Permanente della Santa Sede alle Nazioni Unite di Ginevra che ha letto il discorso a nome della Santa Sede, le “attuali sfide globali emergenti richiedono sistemi sanitari migliori”, che offrano “interventi efficaci e accessibili per la prevenzione e la cura per tutti, in particolare per le persone più bisognose, in estrema povertà e disagiate della nostra società, inclusi i migranti e rifugiati”.
Nessuno verrà trascurato”: è questo il principio cardine da seguire, secondo la Santa Sede, che sottolinea come gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’agenda 2030 sono meglio raggiunti con “sistemi sanitari forti e resilienti”.

Di seguito l’intervento della Santa Sede a Ginevra:

Signor Presidente.

La delegazione della Santa Sede riconosce che la promozione della salute è un aspetto fondamentale del progresso dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile e rappresenta altresì una componente necessaria per la stabilità socio-economica. È stato giustamente osservato che “i sistemi sanitari deboli continuano ad essere un ostacolo in molti Paesi, con conseguente carente copertura anche per i servizi sanitari più basilari”. Le attuali sfide globali emergenti per la salute richiedono sistemi sanitari migliori che siano in grado di offrire interventi efficaci e accessibili per la prevenzione e le cure per tutti, in particolare per le persone più bisognose, in estrema povertà e più disagiate delle nostre società, inclusi i migranti e i rifugiati, che rappresentano un preoccupante segno dei nostri tempi. Tutto ciò è in linea con la promessa secondo cui “nessuno verrà trascurato”. Come ha osservato Papa Francesco, “la misura e l’indicatore più semplice e adeguato dell’adempimento della nuova Agenda per lo sviluppo sarà l’accesso effettivo, pratico e immediato, per tutti, ai beni materiali e spirituali indispensabili”. Sistemi sanitari forti e resilienti sono infatti un elemento chiave per raggiungere gli obiettivi per uno sviluppo sostenibile, che tendono soprattutto ad assicurare vite sane e a promuovere il benessere per tutti, a tutte le età.

Gli sforzi messi in atto a livello nazionale per costruire sistemi sanitari migliori richiederanno certamente una guida tecnica continua da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nonché il sostegno dei partner per lo sviluppo al fine di superare la mancanza di disponibilità finanziaria nel campo della salute. In più, oltre ad infrastrutture forti ed affidabili, i sistemi sanitari devono porre la persona umana e i suoi bisogni fisici, emotivi e spirituali, al centro della cura fornita, nel pieno rispetto della sacralità della vita umana in tutte le sue fasi e della dignità di ogni persona.

Signor Presidente, quando gli Stati si impegnano nella pianificazione, nell’investimento e nell’attuazione di misure per favorire lo sviluppo di infrastrutture di qualità e la creazione di sistemi sanitari resilienti, è importante che i governi centrali non si concentrino soltanto su sistemi direttamente coordinati e gestiti da istituzioni statali, ma che abbiano un approccio inclusivo che abbracci tutti i principali stakeholder, in particolare le organizzazioni religiose il cui contributo alla fornitura di servizi sanitari è fondamentale. Infatti in molti Paesi le organizzazioni religiose e le altre istituzioni basate sulla fede assumono una responsabilità significativa per i sistemi sanitari e devono pertanto essere incluse nella formulazione di politiche in materia. Devono inoltre avere accesso a risorse adeguate per garantire la forza e la capacità di tali attività nei settori religioso e non governativo.

Infine, Signor Presidente, un sistema sanitario ben funzionante deve avere tra le altre cose una fornitura affidabile di medicinali e tecnologie. Tuttavia, la situazione effettiva, come emerge dal Rapporto del Segretariato sui progressi compiuti nell’attuazione dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, per quanto riguarda l’accesso a medicinali essenziali selezionati, richiede azioni decise da parte della comunità internazionale. Si registra che la disponibilità media di farmaci essenziali selezionati è solo il 56% nel settore pubblico dei Paesi a reddito medio-basso. Inoltre, “l’innovazione per i nuovi prodotti rimane lontana dalle esigenze sanitarie di quanti vivono nei Paesi in via di sviluppo … e appena l’1% di tutti i finanziamenti per la ricerca e lo sviluppo sanitario è destinato a malattie che interessano prevalentemente i Paesi in via di sviluppo”. Dobbiamo instaurare partnership che consentano di allineare la ricerca e lo sviluppo in ambito sanitario alle richieste e alle esigenze globali della salute, al fine di garantire un maggiore accesso ai farmaci essenziali per tutti. Come ha affermato Papa Francesco: “La salute, infatti, non è un bene di consumo, ma un diritto universale per cui l’accesso ai servizi sanitari non può essere un privilegio”. A questo proposito, il nuovo Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale sta organizzando una Conferenza Internazionale sul tema “Affrontare le disparità globali in materia di salute“, che si svolgerà in Vaticano, dal 16 al 18 novembre 2017. La vostra partecipazione sarà particolarmente gradita.

Grazie Signor Presidente.

 

La Santa Sede riconosce il ruolo di coordinamento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, e chiede che i sistemi sanitari pongano “la persona umana e i suoi bisogni fisici, emotivi e spirituali al centro della cura fornita, nel pieno rispetto della sacralità della vita umana in tutte le sue fasi e della dignità di ogni persona”.
Ci vuole – ricorda la Santa Sede – un impegno delle istituzioni statali, chiamate a “non concentrarsi su sistemi direttamente coordinati o gestiti da loro”, ma ad avere un approccio inclusivo. Questo approccio deve considerare tutte le istituzioni in campo nella sfida sanitaria, e una menzione particolare è fatta per le “organizzazioni religiose” il cui “contributo alla fornitura di servizi sanitari è fondamentale”.

E qui andrebbe aperta una parentesi, perché le istituzioni religiose sono davvero in prima linea nel garantire accesso alla salute per tutti. In Africa – sono dati dell’Organizzazione Mondiale della Salute – il 70 per cento delle strutture sanitarie è cattolico, in Siria c’è l’operazione “Porte Aperte” che garantisce la riapertura di ospedali a Damasco, e in generale in tutto il mondo gli ospedali cattolici rappresentano una larga porzione del sistema sanitario. Una porzione a volte messa ai margini, perché non si accetta la loro natura confessionale, oppure messa sotto accusa perché pratica l’obiezione di coscienza su temi etici. Si tratta di un impegno che c’è e si vede!

La Santa Sede chiede “azioni della comunità internazionale” perché “si registra che la disponibilità media di farmaci essenziali selezionati è solo il 56% nel settore pubblico dei Paesi a reddito medio-basso. Inoltre, l’innovazione per i nuovi prodotti rimane lontana dalle esigenze sanitarie di quanti vivono nei Paesi in via di sviluppo … e appena l’1% di tutti i finanziamenti per la ricerca e lo sviluppo sanitario è destinato a malattie che interessano prevalentemente i Paesi in via di sviluppo”.

Sono tutti temi che saranno al centro della Conferenza Internazionale in Vaticano del prossimo novembre.

Fonte: ACISTAMPA